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Una storia di cronaca

Democrazia virtuale

di Riccardo Zinelli

Riccardo Zinelli, classe 2000, vive in provincia di Parma. È studente universitario, collabora con alcuni giornali locali e pubblica articoli sulla rivista culturale Il Porticciolo. Vincitore di numerosi premi letterari, ha pubblicato il racconto per ragazzi Giallo a Montalloro (Giovanelli Edizioni), i romanzi Testimone oculare (Laura Capone Editore), Passato Prossimo (Laura Capone Editore) e svariati racconti in antologie. Inoltre cura laboratori di scrittura creativa presso scuole primarie e secondarie. www.facebook.com/riccardo.zinelli.5


Lo scorso aprile mi ha colpito il discorso della giornalista inglese Carole Cadwalladr sul ruolo di Facebook nella Brexit. Avevamo già sentito parlare di ingerenze politiche del colosso dei social, con lo scandalo di Cambridge Analytica, ma adesso, dopo un nuovo caso sospetto, è impossibile non allarmarsi.



Secondo quanto detto dalla Cadwalladr, Facebook sarebbe stato usato nei giorni che hanno preceduto il voto sulla Brexit per far circolare alcuni post pubblicitari contenenti notizie false, soprattutto sull'immigrazione, per aizzare la paura e l'odio nei cittadini britannici e convincerli a votare per il Leave (ossia lasciare l'unione europea). Ma com'è possibile che milioni di elettori si siano fatti influenzare da quest'allarmismo? Davvero si dà più ascolto alla "pancia" che alla razionalità?



La risposta, a quanto risulta dalla tesi della Cadwalladr, è sì. E forse ha ragione.



Da sempre i cittadini chiedono sicurezza e protezione alle istituzioni, e promesse draconiane per sconfiggere la paura sono un metodo sicuro per assicurarsi consenso. Infatti non è stato forse promettendo pace e tranquillità che i regimi più sanguinari di sempre sono riusciti a impadronirsi del potere?



Oggi però esiste un modo più silenzioso ed efficace per spargere paura e odio in tutto il mondo: la rete. Per questo la Cadwalladr è salita sul palco del TED (una serie di conferenze organizzate dall'omonimo marchio statunitense) per avvertire gli ascoltatori del rischio che corre la nostra democrazia a causa delle nuove tecnologia.



C'è un mondo parallelo, popolato da due virgola due miliardi di utenti attivi solo su Facebook, e non sono certo tutti giovani e giovanissimi, dove è possibile seminare disinformazione.



Per di più senza lasciare traccia, visto che le aziende che controllano questi social sono come buchi neri e non lasciano trapelare i dati di chi paga per spargere paura. Per assurdo, però, la cronaca dimostra che i dati personali dei loro utenti possono essere craccati e pubbllicati da cybercriminali.



Questa tecnologia, tanto meravigliosa da unire tutti i continenti, rischia così di diventare "la scena di un delitto", come l'ha definita la Cadwalladr. E se non si fa niente a riguardo la nostra democrazia, conquistata a fatica e col sangue, può essere uccisa e rimpiazzata da una "democrazia virtuale" dove chi la spara più grossa conquista il potere.