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Una storia di cronaca

Finché la barca va

di Verdiana Mastrofilippo

Nasce a Molfetta una trentina e più di anni fa. Laureata alla facoltà sbagliata, scopre decisamente in ritardo che la sola cosa che le piace davvero fare è scrivere. Sempre, comunque, dovunque. Idolatra le parole, sogna di averne sempre una per ogni cosa. Passa la vita cercando uno spazio dove farle fiorire.


7 su 10: è questa la proporzione delle donne che hanno partecipato nelle giornate tra il 18 e il 20 giugno presso la Fiera di Roma alla selezione pubblica per diventare navigator, la figura cardine nel funzionamento del neonato reddito di cittadinanza. Nella fiumana di gente appollaiata sui prati o nel lungo tunnel che conduce ai padiglioni, la temperatura estiva che squaglia di miraggi liquidi il vuoto panorama circostante, la Fiera di Roma sembra un non luogo, un limbo che non si sa dove conduce. All’inferno di una bocciatura? Al purgatorio di un’idoneità? O alla rosa dei beati vincitori? Visivamente, già è evidente che le donne siano di più. A piccoli capannelli, a gruppi di tre, affossate negli appunti scarabocchiati o con il mento alzato ed insicuro mentre guardano il cellulare. Non hanno quasi niente in comune tra loro. Sono laureate naturalmente, magari anche a pieni voti, ma ormai se lo sono dimenticato, nessuna si adagia più in questo. Sono prevalentemente meridionali, impastano le parole al telefono di accenti di salsedine e sole, stranamente replicano anche fiere quando chiedono loro di dove siano originarie. Alcune sono mamme, allattano nell’attesa per l’identificazione, altre addirittura sono nonne, procedono sotto le spalle più curve dei capelli grigi in mezzo alle neolaureate. Hanno occhiali da sole firmati e messe in piega perfette, capelli acconciati con una matita e unghie morsicate, braccialetti tintinnanti ai polsi e orecchini spaiati. Hanno una sola caratteristica in comune: se ti azzardi a chiedere il conto del sacrificio di un viaggio a Roma, di ore di studio, di prospettive accantonate per un incarico che, se tutto va bene, sarà solo di due anni, si ergono come erinni vendicatrici. Biascicano che non hanno grandi alternative, gli occhi accesi dal rogo dei sogni a cui hanno rinunciato. Qualcuna ti parlerà dei soldi che aiuteranno figli e marito. Altre di essere figlie di una realizzazione personale che, inculcata come Vangelo dalle madri, non è mai arrivata. Un’altra difenderà la decisione di essere rimasta in Italia, contrariamente a quanto volevano tutti. Ed altre ancora parleranno di matrimoni che non aspettano più, o di gravidanze che inacidiscono nel futuro. Nessuna di loro sa se sarà navigator, se vincerà il paradosso di chi non lavora e deve cercare un impiego a qualcun altro. Tutte sanno, però, come si sopravvive annaspando nel naufragio in cui si sono trovate a nascere: afferrando ogni scialuppa, benedicendo due anni di impiego. Chiamandola pure rosa dei beati.