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I racconti dello scontrino

Cassa 5

di Clarissa Granata

Nasce a Pavia nel 1996. Si laurea in infermieristica e scrive per passione nel tempo libero. Vincitrice di diversi concorsi letterari, è stata pubblicata su due volumi editi dalla casa editrice Apollo, e sulla rivista online Nessuno legge. Vincitrice nella categoria giovani del concorso letterario del Centro Culturale Antonianum.


Le file alle altre casse erano sempre lunghissime. Decine di persone con carrelli stracolmi di cibo e oggetti di plastica, qualche volta con anche un bambino urlante seduto nello scomodo e stilizzato seggiolino metallico. Ma non alla cassa 5, quella era la cassa veloce, dalla cassiera con le occhiaie e i capelli tinti, che un tempo era stata una giovane ragazza entusiasta e sorridente, passavano solo muratori in pausa pranzo, donne single di rientro dal lavoro che avevano finito il cibo per il gatto, ragazzi appena diciottenni che compravano le prime birre. Per lei niente famiglie felici o spese per le feste. Aveva iniziato a interpretare quelle file come categorie della vita. Aveva visto molte sue clienti che fino al giorno prima compravano solo croccantini all’orario di chiusura passare alla fila della cassa 3 con il carrello pieno di arnesi per la cucina per una casa nuova e un ragazzo che spingeva il carrello; così come aveva visto molti di quegli uomini borbottanti che spingevano i carrelli la domenica mattina passare alla sua cassa e comprare solo cibi precotti, per coprire le cene della settimana. Quando arrivava la sua collega a darle il cambio, ricontava il fondo cassa e sistemava gli scontrini del bancomat nella busta. Poi andava nello spogliatoio dei dipendenti e rimetteva i suoi abiti borghesi. Faceva un po’ di spesa per la cena e si metteva in fila alla cassa 5, quella veloce, guardando con tenerezza e un pizzico di invidia le code alle altre casse.