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Una storia di cronaca

Sostenibilità e business: l'integrated thinking è la soluzione

di Chiara Ferrari

27 anni fa sono nata a Voghera, un centro urbano di quelli non abbastanza grandi da essere chiamati con convinzione città e non così piccoli da essere etichettati come paesi. "La capitale dell'Oltrepò pavese" come la mia amica Francesca ama definirlo, a pochi chilometri dal mare, a meno di un'ora da Milano e a mezzora dalle colline. Forse è anche la natura indefinita del luogo che mi ha visto crescere che ha disegnato la mia personalità. Sorrido se penso alla mia infanzia e questo lo devo senza ombra di dubbio alla mia famiglia e alle figure adulte che l'hanno protetta e riempita. A mia mamma e a mio papà in primis, che mi hanno sempre permesso di essere me – con le dovute sculacciate – e mi hanno fatto conoscere e apprezzare le piccole cose, la natura, i viaggi, l'onestà e il lavoro duro. A loro devo soprattutto mio fratello senza il quale la mia vita sarebbe stata e sarebbe tutt'oggi molto più arida. Rido, sperimento, ascolto, assaggio da sempre. Amo conservare le amicizie e produrne di nuove. Alle medie ho scoperto per la prima volta il sentimento dell'odio per quel ragazzino che mi aveva preso di mira e non me ne aveva lasciata passare una. Ma non me la sono legata troppo al dito, oggi se lo incrocio lo saluto. Del liceo scientifico ho ottimi ricordi. Ero studiosa ma non la prima della classe e una volta ho vissuto anche l'ebrezza di venir buttata fuori dall'aula a causa di una ridarola incontenibile. Durante il periodo di studi di economia e scienze sociali presso l'Università Bocconi di Milano ho sostituito i primi due anni di epopea da pendolare con la vita intensa della studente fuori sede in affitto e con due coinquiline. In quegli anni e appena dopo la laurea non ho resistito all'opportunità di stage a New York e a Pretoria per periodi brevi che ho vissuto al massimo dell'intensità. Al mio rientro in Italia ho lavorato per quasi un anno e mezzo in un'agenzia di marketing di Milano specializzata in progetti nel mondo della musica, mentre ultimamente ho convissuto con una disoccupazione che ho sopportato senza troppi problemi alternando invio di cv, pittura, photoshop e scrittura. A fine giugno 2018, dovrei iniziare una nuova avventura lavorativa nella capitale lombarda, ma non dico altro perché, lo confesso, sono un sagittario un po' superstizioso.

Make Integrated Thinking Happen-Aligning corporate purpose with sustainable strategy è l'evento gratuito ospitato dall'università LUISS di Roma il 28 e 29 maggio presso la sua sede di viale Romania 32. Nelle due giornate, dalle 9.30 alle 18.30 nell'aula 200 dell'ateneo, si sono succedute conferenze e tavole rotonde volte ad approfondire il tema dell'approccio integrato alla gestione aziandale e del suo impatto sulla sostenibilità del business. L'evento si è inserito all'interno del Festival dello Sviluppo sostenibile 2018 promosso da ASVIS e nel corso del quale, dal 22 maggio al 7 giugno, in tutta Italia oltre 180 organizzazioni e reti della società civile hanno organizzato appuntamenti aperti al pubblico volti a richiamare l’attenzione sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti dall'Agenda 2030 sottoscritti dai Paesi ONU nel 2015.

Durante il Make Integrated Thinking Happen 2018, alla sua terza edizione dopo le due precedenti di Roma nel 2016 e di New York City nel 2017, testimonianze di rappresentanti di compagnie multinazionali che hanno già fatto proprio l'approccio di integrated thinking, si sono alternate a presentazioni di ricercatori che hanno portato evidenze teoriche dei benefici derivanti dalla sua adozione. Essendo il concetto di integrated thinking relativamente nuovo, non esiste ancora una sua definizione univoca e per questo motivo ai relatori coinvolti è stato chiesto in primis di definire cosa significasse per loro parlare di “pensiero integrato”.

Dai discorsi sviluppati a partire dalle varie definizioni è emerso come sia il contesto non solo sociale, ma anche politico ed economico, a spingere le aziende a ripensare il proprio modello strategico. Infatti, la sostenibilità, insieme alla cyber security e alla diversity inclusion, è sempre di più un aspetto critico valutato dagli investitori nella fase di scelta dei propri partner. Inoltre anche a livello normativo ci sono delle novità che spingono verso un cambio di tendenza, come ad esempio la Direttiva europea in vigore dal dicembre 2016 relativa al non-financial reporting. Essa prevede la redazione da parte di quelle aziende definite “public interest entities” di un sustainability report il cui obiettivo è porre l'attenzione su aspetti legati alla sostenibilità del business che altrimenti non verrebbero soppesati, come ad esempio l'impatto prodotto dalle esternalità derivanti dalle attività produttive. Infine, si è sottolineato il ruolo dei cambiamenti climatici come driver di rischio capaci di impattare sulle prospettive di sostenibilità dei business, evidenziando ancora una volta come sia anche nell'interesse economico delle aziende non sottovalutarli.