<< indietro
I racconti dello scontrino

La corsia dei giocattoli

di Federico Morena

Studente di Giurisprudenza, è ansioso di provare l’ebrezza della disoccupazione. Con un occhio alla tecnologia, per quello che ne capisce, e al futuro, convinto che lo si debba costruire e non prevedere, ha un debole per i giocattoli d’epoca e ascolta Battiato. Scrive per diletto, senza fretta e senza pretese, per rilassarsi, per ritrovarsi.

“Un istante, solo uno! Faccio presto, giuro!”. Occhi chiari, fantasia e in tasca la gioia impetuosa di chi era già a Le Mans. “Partenza, cambiata, sorpasso, curva, vantaggio e vinceee!”. Abbassò lo sguardo e vide un razzo. Dicevano fosse facile andare sulla luna ma lui sapeva che non era così. Il segreto? La fionda, ovviamente. Un lancio ben assestato ti portava fin sulla Via Lattea. Il difficile era tornare indietro. A piedi? Troppo complicato, ma con un paio di pattini nuovi arrivavi a casa per cena, prima del rituale “Dove sei sparito?” o del temibile “Non farlo mai più!”. E se un pallone era scontato, un microscopio ti apriva un mondo. Quante volte scambiò una zampa d’ape per un artiglio di drago. Quante volte, incastrando mattoncini, si rivelò il peggior carpentiere della storia, quante altre sognò di rimpicciolirsi solo per costruire case in cui riuscire ad entrare, per vedere che effetto facesse guardare il mondo da lì. Sarà perché i balocchi ti catturano, sarà perché non ne poteva comprare, la corsia dei giocattoli fu per lui tormento e desiderio esistenziale. Ogni spesa dei genitori era buona per abbandonarli sulla corsia centrale, per indagare l’orizzonte del surreale, mai così tangibile come in quei momenti. E allora amico mio, oggi che guardi uno schermo da dietro una scrivania e ci vedi riflessa la tua cravatta, dove sei? Quando torni? È tanto che aspetto. In me risuona ancora la tua promessa: “Faccio presto, giuro!”.