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I racconti dello scontrino

Coop Mundiàl

di Tommaso Meo

Veneto, nato a Montebelluna, Treviso, il 22 luglio 1994. Laureato in Lettere moderne a Venezia, ora frequenta il primo anno del corso di Laurea Magistrale in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Ama la birra, il giornalismo fatto bene e Roma; ma non sa ancora se ci vivrebbe.

14 giugno 2018, Italia, Roma. Luca, per non pensare all’inizio dei primi mondiali di calcio senza Italia della sua vita, decise di dare una cena per alcuni amici. Entrò alla Coop sotto casa e si diresse al banco degli affettati. “Prosciutto iberico in offerta!” sentì gridare. “Lo compra oggi e lo mangia domani, guardando la Spagna”, disse scherzoso il commesso. Luca abbozzò un sorriso, ma girò subito al largo, già in preda all’ansia. Si diresse quindi verso la zona carne, ma qualsiasi cosa vedesse era ormai associata alla Coppa del Mondo: angus argentino, filetto danese e gli immancabili wurstel tedeschi. “Meglio di no, niente grigliata”, disse fra sé e sé. Etnico allora? Peggio ancora: tacos messicani, sushi giapponese, cous cous marocchino. Tutti lì che lo fissavano con aria beffarda. “Perché loro in Russia e noi no?”, si ritrovò a pensare sconsolato Luca, incapace di separare la spesa dalla depressione-da-tifoso. “Proviamo con qualcosa di dolce”, pensò, avvicinandosi ai frigoriferi. Uno sguardo rapido e invece che sulle vaschette di gelato i suoi occhi caddero su qualcos’altro. Eccolo lì, in agguato: salmone premium, 500 grammi, provenienza: Svezia. Con una smorfia d’orrore Luca chiuse la porta. Quello era troppo. Uscì con solo una Coca Cola afferrata al volo e delle patatine fritte, dopo avere schivato un folto assortimento di vini francesi. “Arrivederci e a presto!” fece la cassiera. Luca si voltò e: “Ci vediamo tra 4 anni, forse”, disse.