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Una storia di cronaca

Bruciare di vita

di Susanna Maria de Candia

Prossima ai 30, mischia linguaggi e mezzi di comunicazione, trovando nella scrittura la dimensione ideale per essere pienamente se stessa. Fa l'equilibrista su sogni e desideri, solleva al cielo le richieste del cuore e va alla ricerca di storie in cui cascare o ripescare parte di sé.

Gigi ha 45 anni, 3 figli e tanta speranza in più. Ha cominciato a fumare a 12 anni, indotto dagli amici più grandi, quelli del quartiere che frequentava nei pomeriggi lunghi d’estate.
Prima sigarette, poi erba. Prima fruitore, poi spacciatore. Ancora minorenne. Una carriera durata il tempo di capire che a vendere erba si finiva in carcere per davvero. Qualche tentativo di seguire la retta via, ma troppi sbagli, spesso gli stessi. Comodi, per certi versi. Così è tornato solo a fumarla, col desiderio sempre vivo di uno sballo crescente, soddisfatto con la cocaina. Una scelta che l’ha gettato in un vortice di disperazione, poco dopo il matrimonio e la nascita della prima bambina.
Lavori sempre troppo saltuari, precari e non contrattualizzati, come avviene spesso a Sud, non gli hanno permesso di pagare i debiti che contraeva di nascosto. Intanto la famiglia cresceva: dopo Francesca, è arrivata Giorgia. Le spese aumentavano proporzionalmente all’infelicità e all’incapacità di reggere il peso delle menzogne.
E poi, la svolta. Era la Domenica delle Palme dell’anno scorso, quando don Tonino andò a celebrare la messa in Comunità. Gigi era lì da due anni. Dal momento in cui sua moglie aveva chiesto il divorzio e gli aveva imposto di farsi aiutare per uscire dalla sua dipendenza, per non essere di vergogna alle sue due figlie, una volta cresciute. L’omelia sembrò indirizzata proprio a lui. Gli si piazzarono sul cuore poche parole. Quelle che gli tolsero sonno e “serenità” nei giorni seguenti: meglio bruciare di vita che bruciare la vita.
Fu un abbraccio all’anima. Un’esortazione così intensa da stordirlo. Non tutto era crollato, perché la dignità di ogni essere umano è più solida e tenace di ogni tipo di disprezzo verso se stesso.
Oggi Gigi è una persona nuova, più consapevole dei propri limiti e delle proprie debolezze, ma anche delle risorse a sua disposizione. È tornato a rispettarsi e aver cura dei propri errori. Quella domenica chiamò sua moglie, le chiese di andare a trovarlo prima del solito. Si vestì con eleganza e attenzione, come non faceva da tempo. Trascorse due ore con lei, seduti sotto un ulivo enorme. Non le disse nulla. La tenne per mano e la guardò a lungo. Gli occhi accesi e pieni di vita. Di nuovo.   
Qualche giorno fa ha concluso il suo percorso. Ha deciso di restare in Comunità come volontario. È deciso a elaborare un progetto per incontrare soprattutto adolescenti nelle scuole, così da portare in giro la sua storia. Sa bene che nella vita si può sbagliare. Ma sa ancora meglio che ci si può salvare. Basta non ingoiare le proprie debolezze, ma controllarle a vista e provare a immaginarle in altre forme.