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I racconti dello scontrino

Il bar della Coop

di Elisa Veronesi
Elisa Veronesi vive e lavora a Reggio Emilia. Legge, scrive, ha una specie di blog che si chiama "Finalmente è venerdì" e fa anche altre cose. A volte fa anche niente.
Dove adesso c'è il bar della Coop, prima, c'era un altro bar. Un bar fuori dalla Coop. Io non c'ero mai andata al bar che c'era fuori dalla Coop. La mattina faccio colazione a casa, di solito. Quando non faccio colazione a casa, di solito, vado in un bar che c'è lungo la strada che percorro tutte le mattina. Alle sette di mattina ci sono sempre gli stessi clienti, che fanno circa le stesse cose: uno mangia due pizzette e cammina avanti e indietro per il locale, uno legge la Gazzetta dello Sport e il caffè lo vuole sempre «tra un pò», una signora in piedi al bancone beve «un cappuccino senza schiuma», un signore con le braghe del pigiama e un giaccone ordina «quattro brioches da portare via». C'è sempre almeno un articolo del giornale locale, che comincia con «presi con le mani nel sacco». Un sabato mattina sono andata a fare colazione al bar della Coop. La signorina che stava alla cassa mi ha sorriso e mi ha detto «buongiorno» e «che cosa desidera». Cercavo di indovinare i clienti fissi. Un signore leggeva il giornale seduto in un angolo. Due signori, con due cani al guinzaglio, chiacchieravano vicino all'ingresso. Un ragazzo ordinava un cold brew coffee. Gli annunci della voce automatica del supermercato coprivano la musica di sottofondo, che a sua volta copriva le voci della gente intorno. Lo scatto ritmico della porta automatica scandiva il tempo. Su un quotidiano nazionale c'era un articolo sul fatto che quest'anno non verrà assegnato il premio Nobel per la letteratura.