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I racconti dello scontrino

Shurhùq

di Francesco Stupia
Francesco Stupia nasce ad Augusta (SR) il 12 gennaio 1991. Consegue il diploma di maturità classica al Liceo “Megara” di Augusta, accrescendo, durante quegli anni, l’interesse nei confronti dell’universo narrativo. Si laurea presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, frequentando il curriculum Culture Letterarie Europee e ottenendo il riconoscimento del doppio diploma (italiano e francese) presso l’Université de Haute-Alsace. Attualmente ha quasi terminato il percorso di laurea magistrale, stanziato sempre all’Alma Mater, frequentando il curriculum Italianistica e Scienze Linguistiche. Recentemente ha frequentato il laboratorio di scrittura teatrale tenuto dall’attrice, regista e docente di recitazione Alessandra Frabetti.
Si scaldano le luci dei lampioni sul parco delle querce e un soffio di scirocco dipinge di giallo il grigio parcheggio della Coop, adesso grazioso tappeto di foglie increspate. In mezzo a tante foglie, un fiore selvatico, sbocciato tra i capelli spettinati di chi non trova spazio in quest’angolo di terra, calpestato dal tran tran dei carrelli a gettone; simile in tutto alla miserabile Allodola di Hugo, «sempre in istrada e per i campi, prima dell’alba, che non cantava mai». Lei vende caldarroste sotto l’insegna della grande C. rossa, in penombra, carezzata appena dai colori del tramonto; gli stessi colori del semaforo che separano me, amico puntuale, dal compito d’insegnare all’Allodola il suo bel canto. «Solito orario, solito sacchetto», dice il solito commesso del reparto ortofrutta. Il verde acceso dell’ultima cassa aperta segue le luci smorzate della Coop in chiusura. La vedo sorgere, avvolta nel fumo fitto delle sue caldarroste; gli occhi nocciole, le labbra mandorle, argan la pelle. Non parla la mia lingua ma conosce il verbo muto dello sguardo. Lo colgo, rifugiato tra le pieghe blu della vecchia maglia ladra, colpevole di aver sottratto la vanità a una donna senza tempo. Avanzo adagio, finché un alito tiepido non investe la mia mano tremula «Tu es le seul ici qui est gentil avec moi». Ricorderà quella prima volta, oh sere d’Autunno, quando uno straniero le offrì in dono un sacchetto di castagne e le parole mai sussurrate: Tu esisti?