<< indietro
Una storia di cronaca

La "Profonda leggerezza" di Francesco Gabbani

di Erik Iozzelli
Studente di filosofia presso l'università di Firenze, sono un grande appassionato di videogiochi e calcio, oltre alla materia a cui dedico i miei studi. Il mio sogno è di insegnare e perché no, collaborare in ambito giornalistico. Ma per ora tengo i piedi per terra.

Carrara. Dopo lo strepitoso 2017, Francesco Gabbani è instancabile. La vittoria al festival di Sanremo con la fenomenale “Occidentali’s karma” è stato solo l’inizio di un’annata che lo ha trascinato in tutta Italia, sia per la promozione del fortunato disco “Magellano” (assieme alla special edition “Sudore fiato cuore” uscita a Novembre), sia per il tour omonimo che ha contato quasi 50 tappe su e giù per la penisola. Sebbene stia lavorando al nuovo album, di cui ancora è sconosciuta una potenziale data di uscita, il cantautore toscano ha deciso di tornare sul palco per un mini tour estivo che si svolgerà in location suggestive, come il Teatro antico di Taormina, o il Castello Sforzesco a Vigevano. D’altronde da un animale da palcoscenico come Gabbani, era impensabile un’eccessiva lontananza dalla dimensione live. Un successo il suo che è merito non solo di motivetti orecchiabili e coinvolgenti, ma che trova linfa vitale anche nella profondità dei testi messi a disposizione degli ascoltatori. Non è un caso infatti che si parli di “Profonda leggerezza”, due termini che solo apparentemente possono considerarsi antinomici. Ed è proprio questa la formula vincente messa in mostra dall’artista carrarino. Dietro una melodia da tormentone, i riferimenti culturali e le tematiche sociali trattate aspettano di essere colte. Come quella della “Scimmia nuda” citazione al libro di Desmond Morris, simbolo di un uomo che si è evoluto solo a livello estetico, poiché ancorato a dilemmi inutili e vizi consumistici che lo relegano a una condizione di mediocrità. Ma anche in “Amen” la profondità del testo è piuttosto rivelante; una velata critica ai costumi e agli stereotipi che convivono nella società, dove la passività e l’accettazione di statici dogmi appiattiscono il senso di responsabilità dell’essere umano. In una realtà musicale che vede perlopiù rapper e derivati approfondire certe tematiche, tramite parole e sonorità aggressive, quella di Gabbani è una piccola rivoluzione. Attraverso la spensieratezza della sua musica, è più facile planare sul cuore e far leva sulla sensibilità degli ascoltatori che poi si trovano a fare i conti con un testo ricco, scandito da una serena complessità, e ad individuarne varie chiavi di lettura. A canzoni di questo tipo, sono affiancate anche ballate più classiche come ad esempio “La mia versione dei ricordi” o “Eternamente ora” nelle quali sebbene una più evidente linearità di fondo, si evince quella qualità autoriale mai doma che tende sempre ad evolversi. Perché se è vero che l’evoluzione inciampa, siamo sicuri che quella di Gabbani andrà sempre oltre l’impervio scalino di una banalità sempre più travolgente.