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Poesia

Bologna, stazione - 2 aprile 2017

di Gholam Najafi

Gholam, pastore dell'Asia, scrive racconti e poesie: dalla natura alla cultura. Gholam Najafi è nato in Afghanistan, a Ghazni. Ha passato l’infanzia lavorando come pastore e contadino e dedicando poco tempo allo studio. Studiava solo durante i tre mesi di inverno, quando i lavori dei campi lo permettevano. Dopo la morte del padre durante la guerra dei Talebani, all’età di 10 anni è fuggito verso il Pakistan e l’Iran. Qui si è stabilito a Teheran dove ha lavorato come muratore per circa cinque anni; in questo periodo ha frequentato una scuola coranica per diventare qari qor’an, “recitatore del Corano”. Ben presto, però, ha capito che quello non era il paese dove avrebbe costruito il suo futuro. Dato che l’Afghanistan continuava ad essere in guerra e non gli permetteva di rientrare, ha deciso di continuare il suo viaggio verso l’Europa. Dal 2007 risiede in Italia, a Venezia. Ha conseguito il diploma di scuola media di 150 ore, superiore, si è iscritto al corso di “Lingua persiano-araba, cultura, società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea” all’Università Ca’ Foscari dove si è laureato in soli due anni. Si è specializzato in “Lingua, politica ed economia dei paesi arabi”. Si dedica a scrivere articoli, racconti, interviste e poesie sulla situazione afghana. È autore di alcune pubblicazioni: protagonista del libro "Inospitale Terra Promessa" con il titolo (un mondo migliore possibile) pubblicato nel 2010 da La Meridiana. Autore di "Il mio Afghanistan" pubblicato nel 2016 da La Meridiana da cui è stato tratto il film omonimo, “Il diritto di famiglia in Iran tra le due rivoluzioni” e “Il tappeto afghano” (in corso della pubblicazione).


Triste da vedere



Triste da ascoltare.



Entra alla stazione di Bologna...



Chi? Poliziotto...



Dicendo:



Su! Su! Sveglia! E’ la sesta volta che ti sveglio...



Lui dormiva, era nel suo mondo;



magari anche sognava... triste no?



Non lo sentiva



Magari non voleva essere disturbato



Magari non voleva disturbare



Magari non voleva essere qui...



Non ha casa, non ha valigie, non ha da mangiare



Da quanto tempo sei qui?



Scendono le lacrime; non voleva dire nulla...



Ma qui sei un disturbo però,



per il Poliziotto, per il guardiano, per tutti i negozi...



Entra di nuovo il Poliziotto:



Su! Su! Su! è la settima volta che ti faccio alzare



Mi capisci?



Lui, lei, molti, tutti muovono la testa:



No! No! Capire?



Capire?



questo verbo!



Ai turisti non li toccava!



Sembra che il Poliziotto stia svolgendo bene il suo compito.



Li conosceva chissà da quanto tempo.



Lo hanno visto andare via.



Il suo lavoro è arrivato al termine per questa mattina



e ora tutti possono dormire per qualche minuto...



Forse!



Le lacrime sono gocciolate un po’ dappertutto...



ogni tanto è meglio che scendano



o fanno male agli occhi...



...all'improvviso solleva la testa



sperando che fuori ci fosse il sole!



Ma oggi è stato tolto



no, non c'è sole...



oggi un dappertutto freddo…