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Una storia di cronaca

Io non posso entrare. Razzismo a Lissone

di Valeria Vite

Laureata in lettere presso l'Università degli Studi di Milano, lavora come cassiera domenicale presso Ipercoop Mirabello Cantù, in attesa di terminare gli studi necessari per insegnare. Nel tempo libero scrive articoli teatrali per il giornale online Lo Sbuffo e gioca a pallacanestro. Adora leggere, andare a teatro e viaggiare.

Ad un gruppo multietnico non è stato consentito fare aperitivo a Lissone (MB) per il colore della pelle di alcuni presenti. Annebeatrice Adesanya ha organizzato la sua festa di compleanno con il fidanzato, la famiglia e le compagne di basket. Sarebbe stato un aperitivo come tanti altri, se non fosse che si trattava un gruppo di nazionalità mista: la ragazza e suo fratello infatti hanno madre italiana e padre nigeriano, il suo fidanzato è di origini marocchine mentre gli altri invitati sono italiani.

Stavano per entrare nel locale, quando il buttafuori ha chiesto loro se avevano la prenotazione. I ragazzi hanno risposto affermativamente ma sono stati lasciati all’esterno ad attendere, mentre l’uomo effettuava un controllo senza neppure chiedere il nome.  Il fratello di Annebeatrice, ha domandato poi di entrare nel locale perché aveva freddo, ma non ha ottenuto il consenso.

Il proprietario ha detto poco dopo che non potevano entrare perché i due ragazzi neri non erano vestiti in modo adeguato. Il fidanzato della ragazza indossava dei semplici jeans, delle scarpe Air Force basse nere e grigie, una giacca parca con maniche in pelle verde militare e un cappellino; il fratello invece aveva dei pantaloni neri, scarpe bianche e giacca nera. Nel frattempo, nel locale entravano ragazzi vestiti in modo simile, ma con la pelle bianca. La festeggiata aveva contattato più volte il locale per effettuare la prenotazione, ma nessuno l’aveva avvertita che l’ingresso era riservato a persone in abito elegante.

Annebeatrice e la sua famiglia hanno chiamato i carabinieri, i quali hanno chiesto di parlare telefonicamente con i proprietari del locale, che tuttavia si sono negati. È così arrivata una pattuglia. Il proprietario ha asserito che non aveva consentito loro di entrare semplicemente per il cappellino di uno dei due ragazzi, il quale però era stato disposto a toglierlo sin dal principio.

È difficile immaginare un episodio di razzismo simile nel 2017. Alcune giocatrici della squadra di pallacanestro sono arrivate in ritardo e hanno affermato che non avrebbero mai creduto all’accaduto se non avessero visto i carabinieri. Anne è una ragazza brillante, prossima alla laurea in veterinaria e fondatrice della squadra di pallacanestro, non è giusto che una persona come lei venga discriminata per il colore della pelle. Non sarebbe corretto nei confronti di nessuno. Uno degli aspetti più vergognosi della vicenda è che molti dei presenti che hanno assistito alla scena si disinteressavano a ciò che stava accadendo e entravano nel locale senza difendere i ragazzi. Il razzismo si nasconde anche nell’indifferenza e non può essere giustificato.