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I racconti dello scontrino

Frank

di Irene Catani

Sono nata e vivo a Ferrara. Mi piace guardare il fiume dalla finestra con una tazza di caffè in mano, girovagare per la città raccogliendo le storie con gli occhi, fare merenda con un crostino di pane ferrarese e acqua.

L'ultimo cassiere scompare dietro alle porte automatiche ed il supermercato rimane deserto. In quel silenzio, sporcato solo dal ronzio dei congelatori, immagino che anche la città oltre ai vetri sia deserta. Mi abbottono il grembiule, mi inguaino le mani di lattice ed infilo gli auricolari. Un po' di Frank per prendere il ritmo giusto. "I like New York in June, how about you?" Il carrello scivola sulle piastrelle e io dietro, lascio che sia lui a trascinarmi mentre mi aggrappo alla voce di Sinatra in un vorticoso ballo jazz-popolare. Pavimenti consunti, scaffalature semivuote, bagni, cestini dell'immondizia. Comincio a svuotare quello vicino all'uscita che rigurgita scontrini. Uno sfugge al mio sacco nero e svolazza, piroettando, fino a terra. "I'm mad about good books, can't get my fill". Mi accuccio per raccoglierlo e qualcosa di umido mi sfiora la caviglia. Ed eccolo là, un grosso, lucido, naso umido, muso nero ed occhi color cacao. Il piccolo cane piega la testa di lato e mi squadra, pare un sarto intento a prendermi le misure. Io, allora, inclino il capo e strizzo gli occhi: decisamente sì, la sua taglia è quella giusta. Sul mio divano, in due, staremo alla grande. "But I like it, and I like it, I like it, how about you?"