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Poesia

Amedeo

di Claudio Magliulo

Claudio Magliulo (1986) è giornalista ed esperto di comunicazione. Ha scritto per il manifesto e Pagina 99. Dopo alcuni anni di vagabondaggi per l'Europa, è tornato a Bologna, dove continua ad occuparsi di comunicazione sul cambiamento climatico. Si alza un'ora prima ogni mattina per scrivere, ma non beve (quasi) mai caffè. Le sue storie sono state pubblicate o selezionate da Inutile, Carie, Altrisogni, La 25a Ora.


La melanzana vuole l'acqua,



fa anche un po' i capricci,



è che qui il caldo è un caldo diverso



da quello secco e pietroso del Sud.



Con le zanzare che aspettano al varco,



scendi in pantofole e guanti da giardino,



e via di zappa e ronchetto.



Amedeo,



mentre ti industri nel tuo piccolo



pezzo di terra



mi parli del sindacato



e di quanto facesse caldo in fonderia



- Ah, ma ne abbiamo fatti di frigoriferi



grossi come lei! -



mi dici con orgoglio



e mi dai del lei,



perché sei educato.



Penso al tuo letto di cinno,



una mangiatoia riadattata



come le scarpe in scatola tu e tuo fratello



i piedi dell'uno accanto alla testa dell'altro



vi facevate caldo



e dal tetto forato



si vedevano le stelle e scendeva la neve.



Amedeo,



quella bussola che tu c'hai



lì dentro, sotto la canotta di lana



e la pelle coriacea,



che ti dice sempre



cosa è giusto e cosa è sbagliato,



io te la invidio un po'.



Non ci vuole la laurea



per sapere come dovrebbe girare il mondo,



ma una vita di pazienza, questo sì.



Amedeo,



vecchio vicino, nonno acquisito



che non hai mai imparato



il nome del mio cane,



voglio essere sincero:



di gente buona come te, in giro, 



io ne ho vista poca.



Te lo direi anche,



ma mi vergogno un po'



e ti vergogneresti di più tu.



Soprattutto sei quasi sordo



e allora bisognerebbe urlartelo,



e non sta bene.



Allora buon lavoro, buongiorno, buonasera,



vengono su bene le melanzane, eh?