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I racconti dello scontrino

Fare senza

di Alice Meoni

Mi chiamo Alice Meoni, ho trent’anni, vivo a Bologna e per ora faccio la cameriera. Quando non devo andare a lavorare sto sdraiata sul divano a leggere tutti i libri che riesco.

Perec ci mette un’infinità, ci fa perdere almeno mezz’ora. Sono sicura che viene solo per compilare le sue liste e ultimamente è peggiorato, insiste per segnarsi anche tutti i codici a barre. Poi, ogni volta, c’è da recuperare Pavese, si infratta nel reparto giardinaggio e fa i capricci come un bambino. Va convinto a non comprare altre piante, che in terrazzo, da quando ha voluto metterci la vite, non ci sta più niente, neanche il bucato. A Pessoa non si può dare neanche la più piccola incombenza, non so, vai a prendere il detersivo, che non si orienta, non torna più indietro e bisogna farlo chiamare dal punto informazioni. Fante ha da ridire su qualsiasi cosa e continua ad importunare ogni donna che vede, ma è sempre meglio lui di Miller e Bukowski che scorrazzano dappertutto e vengono a fare la spesa così sbronzi che allungano perfino le mani, mi mettono in delle situazioni. Mi chiedo perché me li debba sempre portare dietro dappertutto. Fare senza di loro, al supermercato per esempio, mi sento sola, davvero, non ne ho mai voglia, però anche continuare così è una gran fatica. L’unico che mi aiuta un po’ è Tolstoj, addirittura spinge lui il carrello. Scegliamo insieme il vino, mi chiede se voglio dei dolci. Ma finisce che mi vieta tutti quelli che contengono derivati animali, grassi idrogenati, tutti quelli con indice glicemico superiore a sessanta. Quando li indico mi guarda severo, scuote la testa, butta dentro i soliti due pacchetti di bacche di Gojii. E se la ride.