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I sapori del mistero

Le tue amate, dolci, ciliegie

di Laura Botti

Laura Botti, 30 anni, una laurea triennale in Storia dell’Età Moderna all’Università di Bologna. Nonostante sia affascinata da sempre dalle detective stories, questa è la prima volta che provo a mettere nero su bianco la mia passione per il genere giallo. Cosa spinge una persona a commettere un crimine? Quali emozioni, sentimenti, perversioni si muovono nell’animo e nella mente di un assassino? Sono domande alle quali avrei sempre voluto dare una risposta, forse per capire più compiutamente la complessità del comportamento umano. E in questa mia ricerca ho scoperto che, di fronte alla crudeltà di un crimine, comprendere è spesso un atto impossibile.

Oh, Angela! Sei bella. Sei sempre stata bella. Sei bella anche ora, scompigliata come il grano in una serata di brezza estiva, con i tuoi occhi languidi e traboccanti di interrogativi e le tue labbra appena socchiuse, rosse come ciliegie. Già, le ciliegie. Le tue amate, dolci, ciliegie.

Guardati attorno. Ricordi? È qui che ci siamo conosciuti, tra l’erba alta di di questo giardino. Un luogo speciale, lontano dal chiasso della nostra città. Io vi venivo da sempre, per inseguire lucertole e sogni caduchi come le loro code. Tu, invece, sei apparsa all’improvviso, in un tiepido pomeriggio di maggio. Sei entrata in silenzio nella mia solitudine, attratta dai rubini che maturavano fra i rami di questo ciliegio. Io mi sono offerto di fartene dono, ogni primavera della tua vita, e tu, ancora bambina, hai sorriso senza nemmeno sapere chi fossi.

Ricordi le ciliegie, Angela? Correvi qui al termine di ogni anno scolastico, quando il sole già imbruniva la tua candida pelle. Lasciavi cadere la bicicletta a terra, poi afferravi i lembi della gonna tra le mani, pronta ad accogliere in un abbraccio quella pioggia scarlatta che per te, e soltanto per te, avrei fatto scendere dai rami. Oh, Angela! Eri così assorta a raccogliere le tue amate ciliegie da non accorgerti di scoprire al mio sguardo la pelle liscia e vellutata delle tue gambe. Ah, le tue gambe… Tu non sapevi resistere alle ciliegie, io al desiderio di accarezzare le tue gambe: morbide e profumate come la polpa dei tuoi amati frutti.

E quel giorno, – ricordi, Angela, quel giorno? , quel giorno non ho saputo resistere alla mia fame. Io avevo fame, capisci? Io avevo fame! Ma tu... tu sei fuggita, lasciandomi solo, disperato, abbandonato in un cimitero di lapidi rosse.

Sono venuto in questo sepolcro ogni primavera, supplicando di vederti tornare. Per ore ho pregato di poter baciare le tue labbra, calde come il tramonto sui frutti avvizziti del nostro ciliegio. Per ore ho implorato di poter sfiorare con le mie dita la luna, luminosa ed irraggiungibile come la tua candida pelle. Per anni sono rimasto solo, disperato, abbandonato a gridare il tuo nome tra l’erba alta del nostro giardino.

Poi stasera, d’improvviso, come una stella cometa hai fatto ritorno nel mio cielo. Oh, piccola mia! Sei tornata in silenzio nella mia solitudine. Ti ho osservata scendere dall’auto, attratta dal rosso delle tue amate, dolci, ciliegie. Oh, Angela… Oh, Angela! Per te non sono stato altro che un amaro nocciolo da sputare via! Mi hai divorato, consumato, per ore, per anni. Tu, insaziabile, tu, così bella… Tu, irraggiungibile come questa maledetta luna che sbrana con il suo candore la tua pelle liscia e vellutata!

No, Angela! No! Tu non potevi scappare di nuovo. Dovevi vedere quanto buio ed oscuro era l’antro in cui mi avevi abbandonato. Dovevi scendere nell’oscurità del mio dolore!

Ho stretto in una morsa le mie mani attorno al tuo bellissimo collo, esile e lungo come il peduncolo dei tuoi adorati frutti. Ho stretto le mie mani per vedere le mie catene rompersi nei tuoi occhi languidi e traboccanti di interrogativi. Oh, Angela… Mi hai divorato, consumato, per ore, per anni. Ma guardami ora. Guardami ora, libero di fuggire dall’erba alta di questo giardino, dal chiasso di queste primavere! Libero finalmente dal rosso delle tue amate, sanguigne, ciliegie!

Oh, tu… così insaziabile, così bella… Tu, irraggiungibile, guardati! Fagocitata come un nocciolo da questa terra, da questo ciliegio, dal nostro amore... Oh, Angela, oh amore mio, dimmi! Come ti senti tu, ora, in questo cimitero di lapidi rosse?