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I racconti dello scontrino

Ecco tutto, e nulla piĆ¹

di Elia Zordan

Nasce nel 1986 a Portogruaro (VE), dove tuttora vive, e si è laureato a Trieste in geologia. Ama la musica, in particolare il jazz delle origini, e tutta l'arte e la cultura di quell'epoca d'oro. Per diletto si cimenta nella scrittura e questo è il primo concorso letterario a cui partecipa.

Grazie e arrivederci, sul fondo di certi scontrini ai giorni nostri. «Grazie e arrivederci», le parole di Luisa, quando ancora stava affacciata da dietro la cassa come i bambini da un muretto troppo alto. Oltre, il giardino della vita. In bocca aveva un tono che immaginava al modo delle commesse dei grandi magazzini, una moltitudine di gemelle della signora del dado Star, che in bottega stavano composte e ben allineate sulla mezza altezza dello scaffale grande, accanto, i pelati. Giù per via Mazzini, però, la commessa era una soltanto e il grembiule sempre un poco largo sulle spalle fine, che a Luisa toccava rimboccarselo fino a far sparire i polsini color della ciliegia tra le maniche nocciola. «Un bel peccato non portare una divisa come si deve noi commesse, oggigiorno serviamo un pubblico sempre più esigente. Una cosa adatta, ecco tutto, e nulla più». Luisa era giovane, e tra un cliente e l'altro sempre troppo da aspettare. I pomeriggi, lunghi, oltremodo immobili e ambrati come sottaceti nei loro vasi sordi, che nel momento buono la prendevano di sorpresa, quasi imbronciata nel suo contegno, con l'espressione in volto che era la noia. La porta a vetri con scritto ALIMENTARI FERNETTI e il pensiero che se ne andava oltre, mentre lei composta lo guardava svanire. Sicuro di sé, a spalle dritte, stretto in quella sua giacca di velluto scuro, oltre la strada dove passavano gli autocarri era già una sagoma. Rincasando, il desiderio di ritrovarlo. Era sentore di minestra, la sera.