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Poesia

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di Riccardo Frolloni

Nato nel 93 a Macerata. Vince nel 2014 il premio "Stanze del Tempo" promosso dalla fondazione Claudi e pubblica la sua prima raccolta "Languide Istantanee Polaroid" (Affinità Elettive Editore). Si laurea nel 2016 in Lettere Moderne. Ha collaborato con l'università di Toronto. È redattore della rivista Quid Culturae. Fa parte del comitato di direzione del Centro di Poesia Contemporanea dell'università di Bologna.

 

non lo so quanto caldo faceva io ero appena nato
si schiantò con la moto che mio zio ha fatto sistemare
vent’anni impossessata da lo tristo,
i miei saranno stati a fare il mercato le strilla
le cazzate normali per vendere il solito
poi un giorno di novembre tutto trovò motivo
si andava per cimiteri, mia sorella ancora piccola,
vidi papà piangere non so come
non so l’espressione della faccia ma piangeva
da allora ci sono due luoghi che passando
faccio il segno della croce
non tutto quello che si sente si deve capire,
ma il dolore la chiamata sul telefono satellitare
sbaraccare tutto immagino mio padre i suoi occhi
divenuti azzurri di colpo, o peggio
il cuore sempre fiaccato dalla pressione
non lo si chiama più per nome quel male,
volò via tra gli alberi come un passero
si ricongiunse con il tasso e l’erba, in pochi secondi
fratello dei lombrichi per la forma, inconcepibile,
e cosa dissero se maledirono o forse l’unico no fattibile,
entravo tutto in una di quelle mani, tanto era grande
la compagna non la moglie partorì uno moro uguale a lui
e questo non è dio, ma la nostra religione umana