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Se un giorno all'improvviso

Il ritorno a volte รจ per sempre

di Susanna Maria de Candia

Classe 1988. Nata e cresciuta a Molfetta, fa del caos una dimensione esistenziale: lo considera davvero il grembo per una stella che danzi. Laureata in Lettere, crede nel potere delle parole. Legge per viaggiare, scrive per esistere, mette al centro persone e sogni (propri e altrui). È convinta che nessun terreno sia troppo arido per coltivare idee culturali, occorre solo un po’ di sforzo in più.

Corrado, 40 anni. Metà fuori dalla sua terra. Laurea al DAMS, passione per la foto, tentativi di vivere artisticamente, conti con l’affitto, le bollette, le spese quotidiane. I sogni si offuscano, occorre sistemarsi. Un lavoro in ufficio, pagato bene. La fotografia come hobby nel tempo libero. La nostalgia di casa e dei posti in cui è cresciuto. Il legame con il mare, Molfetta nel cuore, come un elastico che allontana e avvicina.
La buona situazione economica non fa vibrare l’anima. Il desiderio da ragazzo: portare fuori la propria città, senza esserne fuori. Corrado decide di tornare e scatta.
Nelle sue foto, Molfetta è una città blu come il mare che la rende bella. Anche quando non riesce a prendersene pienamente cura. E nonostante i singhiozzi all’iprite per le bombe ingoiate. Quel mare che un tempo era solcato da una delle più importanti flotte e ogni famiglia aveva un marittimo tra i parenti, come il papà di Corrado.  
Nei rientri periodici in patria, vede la città in espansione, a danno della campagna. Da bambino gli ulivi erano la spensieratezza e i supporti per le amache, oltre che simbolo di pace, con cui dar ragione alle insegne di benvenuto “Molfetta città della pace”. Un ulivo importante, tra l’altro, è stato piantato da don Ciotti, in occasione della 48^ Marcia nazionale per la Pace. Corrado c’era. Forse allora ha capito che poteva ricominciare.
Sa che in vent’anni la città ha cambiato immagine ed estensione, ma il desiderio di tornare a viverla e abbracciarla è forte. Adesso cammina con l’aria di chi si sente a casa a modo suo: fotocamera alla mano e cuore aperto. Perché Molfetta è creativa, ha generato o accolto artisti, musicisti e profeti (alcuni laici e altri quasi santi). Corrado andava nella scuola media intitolata a Corrado Giaquinto, pittore settecenesco. Partecipava alle processioni pasquali per ritrarre le statue del Sabato Santo realizzate dallo scultore Giulio Cozzoli, invidiate da molti. Aveva immortalato Riccardo Muti e Caparezza nei concerti. Aveva raccolto le testimonianze su Gaetano Salvemini e Beniamino Finocchiaro. Era rimasto sorpreso del legame di Innocenzo VIII con Molfetta. Inoltre, ragazzino, aveva avuto modo di giocare a pallone con don Tonino Bello, il “profeta dell’oltre”.  
Le luci e le ombre di Molfetta oggi finiscono nelle istantanee di Corrado, che ormai è promotore turistico, cura siti e riviste, tiene convegni in giro per l’Italia per la valorizzazione dei patrimoni locali. Adesso viaggia per raccontare agli altri che è possibile restare e sempre mostra gli scatti del cuore: i tuffi nel porto per accogliere la Madonna, nella speranza di una grazia e di un posto di lavoro per non migrare.