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I sapori del mistero

Crauti e patate

di Eugenio Fallarino

Eugenio Fallarino è nato nel 1984 in Toscana, dove ha vissuto fino alla maggiore età. Si è trasferito da Chianciano (SI) a Bologna per studiare Filosofia Estetica all’Università. Dopo essersi laureato ed aver fatto vari lavori (europrogettista, insegnante di teatro, barman) in vari luoghi (Firenze, Wolverhampton, Tel Aviv), è tornato nella città rossa. Oggi passa le sue giornate scrivendo e strappandosi i primi capelli bianchi.

 

«Dankeschön» la ringraziò il russo, con un lieve ghigno.

La cameriera, ovviamente biondissima, si limitò a sorridere mentre disponeva il piatto di würstel e crauti di fronte al russo e la bistecca di vitella con patate al forno di fronte all’inglese.

Dunque pose al centro della tavola i due bicchieri di Trollinger.

I calici non erano uguali, uno era appena più alto dell’altro, ma la differenza era quasi impercettibile. Il russo prese il bicchiere più alto, che aveva a portata di mano, e lo porse all’inglese, poi si avvicinò al piatto l’altro bicchiere. L’inglese ringraziò con un cenno della testa e iniziò a mangiare la sua bistecca. Fuori dalla finestra, il cielo di Berlino Ovest si copriva a neve.

«Siamo molto lieti dei risultati raggiunti» iniziò a spiegare il russo, anche solo per rompere il silenzio. «Le informazioni che lei ci ha fornito si sono rivelate estremamente preziose. Accurate e molto utili. Incredibilmente generose.» Il suo inglese era perfetto, compìto. Si poteva quasi distinguere una vaga inflessione oxfordiana.

«Del resto» continuò, tagliando millimetricamente il würstel a rondelle, quasi fosse più interessato a vivisezionarlo che a mangiare, «forse fin troppo generose.» Il russo si infilò in bocca una fetta di würstel. Lasciò che il sapore gli invadesse il palato, poi riprese a parlare. «Qualcuno, in alto, si è posto delle questioni, dei dubbi. Altri non erano d’accordo a riguardo. Se n’è discusso molto, concitatamente e a lungo. Vale più il guadagno attualmente ottenuto o il prezzo potenzialmente pagato?»

L’inglese continuava a mangiare in silenzio, senza scomporsi. Non aveva neanche toccato il suo bicchiere di vino.

«Alla fine, si è deliberato che, nel dubbio, fosse meglio non correre rischio alcuno». Il russo si mise in bocca una forchettata di crauti, li assaporò senza fretta. «Sono dunque qua per comunicarle che, seppure con mio immenso rammarico, questo odierno è, e rimarrà, il nostro ultimo incontro. Non beve?»

Il russo alzò il calice e lo inclinò verso l’inglese per esortarlo al brindisi.

L’altro non raccolse l’invito.

«Immaginavo che diffidaste di me» rispose placidamente l’inglese, in un russo dall’accento marcatamente pietroburghese. «E che, dopo oggi, potessi non essere più il benvoluto. Per questo ho preferito non bere il mio rosso.»

Il russo ghignò di nuovo.

«Si sbaglia» rispose, tamburellando le dita sullo stelo del calice. «La manovra dei bicchieri era intesa solo a distrarla.» Il russo bevve un sorso del suo Trollinger e non ne rimase soddisfatto. «Il veleno l’ho fatto mettere nella bistecca» spiegò, continuando a bere quel vino troppo dolce.