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I sapori del mistero

Odore di arachidi

di Marco Dazzani

Dopo la laurea ho incominciato a studiare. Sì, perché la vita è un reticolo di sentieri i quali terminano dove ne iniziano altri. Tra manuali di storytelling, sceneggiatura e narrazione sono approdato a Bottega Finzioni, dove ho potuto mettere alla prova me stesso in produzioni per ragazzi. Grazie a incontri-scontri creativi ho poi avuto la fortuna di mettere la mia impronta nel mondo creativo dei videogiochi, dell’editoria e nella poesia. Il prossimo passo è direzionato verso una letteratura per adulti e intraprendere, magari partendo da qui, questo nuovo sentiero.

Vanessa esce dalla cucina di passo deciso, un vestito aderente ai fianchi. Posa un vassoio di carne sul tavolo, dove balena una candela all’aroma di fragola. La luce è soffusa ma sufficiente a illuminare le fotografie alle pareti in cui Vanessa abbraccia sempre lo stesso uomo. E non è quello seduto al tavolo con lei.

«Arrosto di vitello con champignon» annuncia lei, la voce un sussurro suadente. «Un piatto speciale per te.»

L’uomo si lecca il labbro ma lo sguardo non sfiora nemmeno la portata. È fisso sui capelli di Vanessa, le scivolano sul collo, invitanti.

«Non è certo il piatto speciale che mi aspetto stasera...» dice lui, allusivo. Col piede le accarezza una gamba.

«Lo so bene» ribatte Vanessa. Un gesto risoluto per farlo ricomporre. «A te interessano più le scollature delle stagiste.»

L’uomo sbuffa prima di parlare. «C’è già mia moglie Clara per le scenate di gelosia.»

«Ho impiegato ore per l’arrosto» taglia corto lei sommergendogli di sugo una grossa fetta di carne. «Mangialo con gusto se vuoi meritarti il dessert

Mangiano silenziosi. Solo il tintinnio di bicchieri e posate sulla ceramica dei piatti. È una conversazione di sguardi. Un mix di sapori poco chiari ma gustati con seduzione.

Poi, lui si allenta il colletto. È arrossato in volto, si gratta una guancia. Un po’ di raucedine, qualche colpo di tosse. Prova a bere un sorso d’acqua ma lo sputa.

«Ti stai strozzando?» chiede lei. Non si muove di un millimetro. «Forse è la tua punizione per aver guardato le altre.»

Lui afferra il tavolo. Tossisce ancora una volta e il respiro diventa un fischio stridulo.

«Pier?»

Le pupille dell’uomo roteano, le labbra visibilmente raddoppiate di dimensione. Fruga nel suo marsupio ma rantola a terra prima di trovare ciò che cerca.

«Pier!» strilla Vanessa. Gli è subito sopra, le mani agitate non sanno come comportarsi.

Afferra il telefono e chiama.

«Clara, sono Vanessa, aiutami! Pierpaolo è bordeaux e ha le convulsioni!»

«Sei con Pier?» chiede Clara ma non aspetta nemmeno risposta. «Non gli avrai fatto mangiare arachidi? È allergico, potrebbe morire» insinua. La voce glaciale, non c’è stupore per la chiamata inaspettata. «Prova con l’autoiniettore, lo tiene nel marsupio.»

Vanessa apre il marsupio e sfila la siringa. Le mani tremano così veloci da non riuscire a leggere le istruzioni. Ma non serve. È stata manomessa, non c’è alcun liquido all’interno.

«La fiala è vuota!» strepita Vanessa.

Dall’altro lato della cornetta c’è un lungo silenzio.

Pierpaolo scalcia. Una, due, tre volte. E smette. Rimane immobile.

«Oddio, non respira più.» Vanessa boccheggia invece di parlare. «Cosa devo fare?»

«Chiamare l’ambulanza» gracchia il cellulare rimasto a terra. «Io intanto arrivo.» E la chiamata si chiude. Senza nemmeno chiedere dove si trovino.

Vanessa striscia indietro, fino all’angolo. Si rannicchia. Lo sguardo perso nel vuoto. Dondola e nient’altro. Il tempo le scorre intorno.

L’ambulanza arriva, anche se lei non li ha avvisati, è scortata dalle forze dell’ordine. Non c’è nulla da fare per Pierpaolo. Dopo poco sono lì anche Clara e l’uomo nelle foto con Vanessa, stranamente insieme. L’uomo si piega rigido su Vanessa e la stringe.

«Io... non capisco... non ho usato arachidi» balbetta Vanessa.

«Stai tranquilla» le dice lui. Un bacio di plastica stampato sulla fronte in malo modo. «Si risolverà tutto com’è più giusto.»

Vanessa lo guarda confusa. Coglie un odore sulle dita di lui. Odore di arachidi.

«Scusi signora,» si intromette un carabiniere rivolto soltanto a Vanessa «dovrebbe seguirci in caserma per qualche domanda.» Le manette ai fianchi pronte per essere usate.