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Se un giorno all'improvviso

ILVAlore della vita

di Claudio Sottile

Sempre in ritardo, la mia sveglia arriva a orari italiani improponibili, che però mi avrebbero permesso di essere puntuale in una scuola media di Asunción o in un liceo di Rio de Janeiro. Mi chiamo Claudio perché nato nel giorno di ricorrenza del Santo, così da far risparmiare un regalo alla famiglia. Sottile perché il nonno era della Sicilia più profumata, aspra e conturbante. Amo le penne e i pennuti, per me è nata prima la gallina che morse il gatto per la mela al giorno. Giornalista, preferisco scrivere ciò che mi piacerebbe leggere.

 

Storia rossoblù. Blu dappertutto. E soprattutto. Grazie a lei, che ci intinge ogni sguardo. Mille e una notte, a Taranto. Perché non è sempre uguale l’alba, quando da un mare passa all’altro. Alla Ringhiera l’odore è buono. Sto per girare lo sguardo per dire che “sì, però”. Ma “questo è l’angolo più bello di Taranto, è ILVAnto di tutti noi”. È vero. Lei splende e mi indica ILVAro della nave, lì dov’è ormeggiato ILVAscello. Le onde si muovono, sfiorate con dolcezza da un Dio stavolta benevolo con 'sto pezzo di Ionio. Guardo l’orizzonte, ammiro lei, che si incanta nel seguire con le ciglia ILVAlzer dell’acqua. Tra i vicoli e la pietra, le colonne e gli incolonnamenti, mi fa da Cicerone. Fu proprio l’oratore romano a dire “Uomo fra i primi grande e illustre” all’indirizzo di Archita, ILVAte della Città, nato qui quando con la filosofia si mangiava. Ogni tanto mi distraggo. Da destra intravedo ILVAporo, almeno questo è un fuoco di paglia. C’è ILVAgone, ce ne sono tanti nel porto, le gru li sventolano e sembrano bastoncini dello Shanghai, anche se la ditta è di Taiwan e pare esserci da sempre. Come il Castello Aragonese ed ILVAsto cortile centrale. Quanta storia. “Oggi apriranno il ponte girevole”, sei contenta ed io lo sono se tu lo sei, “serve ILVArco per quel carico speciale”. Tu sei speciale, con tutto il tuo carico di meraviglia. Un passo tira l’altro, il lavoro che non c’è ed il futuro, il gelato che c’è ed il presente, un gattone tigrato che fa finta di essere ILVAgabondo senza la sua Lilli. Quanta vita tutta attorno, poi pensi che ILVAssoio continuerà ad essere servito, perché ILVAmpiro ha sempre fame. Quante storie. “Meno male che ci sei”. Un bacio, un odore familiare. Ha voglia di sushi, provo a fare ILVAgo, tanto so che non servirà ILVAglio mio. Che caldo, beviamoci due birre con il delfino cavalcato da Taras, le chiedo più sudate di noi, le prendiamo da quel tipo con il caschetto, “come non lo vedi”, dove c’è ILVAriopinto chioschetto. Giustizia e meno giustizia si mescolano, mentre soffia un vento che gioca a fare ILVAnaglorioso senza riuscirci: ILVA sans dire. Un pescatore ritira le sue reti, sulle braccia biscottate dal sole del secolo scorso i segni di quando ILVAiolo era e poi non è stato più: non è sempre no se c’è chi dice di sì, se c’è ILVAccino. Sento vivere tutti intorno, non intendono gridare ILVAffanculo più forte che possono al cielo rosso dappertutto di rabbia color diossina. Dio, non sia più così, non è questo ILVAngelo tuo. E se attorno continueranno ad esserci coscienze di gomma, prendiamone la parte Blu, che cancella pure l’inchiostro ed anche ILVA pensiero. Taranto ha voglia di futuro, ILVAlore della vita.