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I racconti dello scontrino

Alla Coop con la navicella dell'esercito ribelle

di Marianna Brogi

Sono Marianna, ho 36 anni, tosco-romagnola adottata dall'Emilia, e ho sempre scritto. Mi ricordo persino la prima parola che scrissi, e da lì ogni cosa che ho visto ha avuto bisogno di essere tradotta in segni su carta. Non lo faccio di mestiere, credo a causa mia, ma lo faccio per vivere ogni giorno. Sono fresca laureata in Comunicazione a Bologna, dove mi sono iscritta quattro anni fa per riprendere il filo del discorso abbandonato molto tempo prima. Ritrovarsi in "tarda età" per tentare di riprendere questa strada, credo sia un ostacolo per molti versi, e non poetici, ma ho imparato che la vera sfida è quella di tenere alto il morale ogni giorno, prima ancora che raggiungere l'obiettivo. Ed è attraverso la parola scritta che io tengo alte le mie idee e le mie intenzioni. D'altra parte, si ricorda il viaggio e non il punto di arrivo. Mi occupo di un piccolo blog dove spesso gioco a fare la teorica dei media, ho molte idee in mente, tantissime immagini da condividere e storie da creare. Prima di tutto, vorrei che le cose che scrivo suscitassero, in chi le legge, lo stesso piacere che provo io nel crearle. Perché una storia parte sempre da una creazione, un lampo in mente: un'immagine, che sfuocata si muove e ... parte. Come fotogrammi in un film.

Quello che mi piace del fare la spesa è la faccia stupita della gente. Tutti che corrono, prendono il carrello e si arrabbiano con la monetina, entrano e sbuffano perché c'è la signora che non li lascia passare, intenta a scegliere i broccoli all'ortofrutta col sederone all'aria. Le commesse sono scudi umani sulle trincee delle casse, a combattere insidiosi nemici, la fretta e la malcreanza. Una marea umana, specialmente nelle ore serali, invade la Coop, che diventa un illuminato Caronte che traghetta le genti lungo il fiume caotico della giornata. Io entro e sorrido, ho corso tutto il giorno e ho sopportato urla e malumori, la spesa non me la rovinerete, o voi, anime maledette. Mi sento il Luke Skywalker della Forza Coop. Mi metto in fila alla cassa col carrello colmo e le persone dietro di me strabuzzano gli occhi, imbracciando pane e casse d'acqua e lanciandole come birilli impazziti lungo la pista da bowling, maledicendomi perché con la mia faccia beata probabilmente non ho niente da fare e sono scesa sulla terra appositamente per disturbarli. "Prego, passate pure- dico loro facendomi da parte- io posso aspettare." Le persone dietro di me mi guardano allibite, come se parlassi un'altra lingua o se avessi lingue di fuoco sulla testa, la commessa lascia cadere la tessera che sta per strisciare, al mio passaggio le acque si aprono come con Mosé. Mi piace vedere come gesti civili di gentilezza lascino le persone sconvolte molto più di un calcio nel culo.