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I racconti dello scontrino

Coraggio

di Luca Tosi

Ho 26 anni e vivo a Santarcangelo di Romagna. Studio presso il Master in Sceneggiatura "Carlo Mazzacurati" all'Università di Padova. Nel 2013 ricevuto il Primo Premio Internazionale Extro per la silloge di poesie "Flanella", edita da Eretica Edizioni con prefazione di Franz Krausphenaar. Con la sceneggiatura per corto "La seconda punta" ho ricevuto il Primo Premio al Festival Corto e Cultura di Manfredonia 2016 e il Premio Miglior Sceneggiatura Giovane alla Biennale Cinegiovani 2016 (giuria presieduta da Alberto Fasulo, Marc'Aurelio d'Oro al Festival del Cinema di Roma). Sempre nel 2016, con il racconto "Continua" sono stato scelto tra i cinque Detective Selvaggi del bando indetto dal Festival Internazionale Santarcangelo dei Teatri.

 

Al filo della mia vicina c’è appesa una cuffia rossa. Passo per il parco e vedo uno che fotografa il sorriso del suo cane. Il postino è una settimana che gira in maniche corte, e certi bambini, coi nonni, tolgono le rotelle alle bici. La gente s’infila anche nelle strade senza uscita e l’immondizia, fuori dai bidoni, dà colore ai marciapiedi. In particolare, certi cocci di bottiglia riflettono il sole sugli zigomi di chi passa. Non ho ancora trovato il coraggio di cercare lavoro. Non sono pronto per la primavera. L’unica cosa che mi va di fare è andare alla Coop e dimenticare la luce. Da un po’ fa buio tardi e ogni volta che faccio la spesa, di mercoledì alle sei, incontro un cinesino che corre per le corsie. Sua mamma riempie il carrello e nemmeno lo guarda. Appena c’incrociamo, il cinesino comincia a spararmi con le mani, per finta. Non sa una parola d’italiano, ma non ci è mai servito parlare. Ormai è un anno che lo vedo. Sta crescendo, i suoi capelli diventano sempre più spessi. Mi ricordo che alla stazione buttavano giù i binari nuovi nel periodo in cui l’ho visto per la prima volta. Da allora molte cose sono cambiate. Pago alla cassa, esco e lo aspetto appena fuori la porta automatica. C’è un elicottero che gira qui sopra e sposta una gran aria. Gli faccio segno di uscire, ma lui non esce. Allora gli sparo. Ma il cinesino, stavolta, non spara: con le mani si stringe i capelli attorno alla testa, poi prende la corsa e mi lascia solo col mio riflesso, sparso sul vetro.