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Scontrini

Nato sotto il segno dei ceci

di Daniele Massi
Scrive di getto, ma spesso getta ciò che scrive. E quando il cestino sarà pieno? Il mondo ringrazierà. Ha molto da dire, ma pochi ad ascoltarlo. Che taccia, quindi! E invece scrive. Figlio del neorealismo, ha la grafia del medico, un impiego informatico, un animo filosofico ed un futuro... forse. Quando rilegge qualcosa di suo vorrebbe essere sé stesso. La notte? Se riesce dorme. Altrimenti? Scrive. Ahia!
Distinguo voci di donne, confuse. Le voci? Le donne. Guardo giù ed è steso, supino. Lo conosco? "Che finaccia povero Cristo". Chi ha parlato? Il numero dei curiosi vola verso la doppia cifra e il mio posto in prima fila s'è fatto loggione. Dalla moltitudine ecco ergersi l’avvoltoio da disgrazia: annusa la morte, se ne accerta, sproloquia bla bla bla e poi... patatine e cola, la Juventus contro chi gli pare, il sesso rabbit-style che sua moglie ne farebbe velocemente a meno. "Non ha mai fatto del male a nessuno". Non che avrebbe voluto, ma gliene avete dato il tempo? Guardatelo lì, inerte e leso nel gelo di un pavimento ad uso commerciale. Un liquido giallastro inizia a defluire ai lati. Sta sanguinando. "Ma cos'è? Avvertite la commessa prima che qualcuno si faccia male". Signoraaa, qualcuno s'è già fatto male! Una ragazza invita il figlio ad allontanarsi. Cuore di mamma: le premure che ti dà in fasce le vuole indietro con gli interessi. "Quando sarò vecchia non mi metterai in un ospizio, vero?" Perché non concordare anzitempo un'uscita decorosa, mammina? La mise grigio topo modello Mirafiori fascia uno sbuffante inserviente in avvicinamento. "Spostatevi". Gli butta sopra uno straccio. Non reagisce. Due, tre, quattro volte. La plastica economica di una paletta manico lungo ne accoglie i rimasugli senza colpo ferire. C'è poco da indignarsi: se nasci cece, muori cece.