<< indietro
Storie brevi

Ha sorriso

di Diletta Fabiani
Nata a Matelica (MC). Studentessa della Facoltà di Scienze Politiche “R. Ruffilli” di Forlì, in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Parla inglese e francese e sto studiando il giapponese. Maggiore interessi: oltre alla scrittura, la musica (soprattutto J-Rock eVisual Kei) e le culture asiatiche. Scrive da quando aveva 6 anni.

 

<< Resta qui. >>
Lei gli sorride, bloccandosi a metà del movimento. Lo osserva da sopra una spalla, un raggio di sguardo a spuntare tra i capelli spettinati.
Lui adora quel sorriso. È la prima cosa che l’ha colpito, quando la osservava con curiosità al tavolo della mensa; più del fascino della novità, più del mistero legato alle sue origini, all’appartenenza ad una terra lontana. È un sorriso che muove tutto il viso, come un sorriso dovrebbe essere: insieme alle labbra sorridono gli occhi, che si accendono di schegge impazzite come i fuochi d’artificio, sorridono le piccole rughe vicino alle palpebre, sorridono le guance e sorride anche il naso, arricciandosi some un cucciolo felice.
Gli ha sorriso in quello stesso modo quando li hanno presentati, nel bel mezzo di un’accesa battaglia a palle di neve che era solo una scusa per palparsi e rimorchiare: ha sorriso in quello stesso modo quando sono andati a pattinare sul ghiaccio, mentre lui la guidava e lei protestava per il freddo ma solo per fare conversazione. 
Ha sorriso allo stesso modo di fronte alla cioccolata calda che è seguita alla pattinata, quando lui ha finalmente avuto il coraggio di chiederle quanto si sarebbe fermata prima di tornare a casa dall’altra parte del mondo: e quando ha risposto << altri sei mesi >> aveva un sorriso un po’ diverso ma ancora bello, doveva essere il sorriso che riservava alle cose lontane, quelle che però sai che potrai raggiungere di nuovo un giorno.
Ha sorriso così quando lui le ha raccontato che da piccolo voleva diventare una stella dell’hockey prima di innamorarsi del basket, e ha riso coprendosi la bocca mentre lui le raccontava episodi stupidi solo per vedere quella luce nei suoi occhi: una risata dapprima muta e poi sfacciata, straripante dietro una manina così piccola e delicata.
Ha sorriso dopo che lui l’ha baciata per la prima volta proprio in cima alla ruota panoramica: l’ha fatto perché lei gli aveva detto un giorno << i ragazzi dalle mie parti mi deludono sempre>>, e lui non voleva deluderla, voleva solo vederla sorridere. Così ha fatto in modo che fosse tutto perfetto, e quando lei ha guardato il mondo illuminato sotto di loro con la testa poggiata sulla sua spalla e la mano sul suo cuore ed ha mormorato << sono così contenta di essere nata >> come l’avrebbe fatto un gatto appagato, lui ha capito che era tutto a posto e tutto sarebbe stato perfetto per tutto il tempo.
Così quando hanno fatto l’amore è stato dolce e speciale, lei gli ha mormorato qualcosa nella sua lingua che lui non ha capito ma andava bene lo stesso, quelle parole erano solo un suono prodotto dal cuore e non c’è molto da capire nei battiti accellerati di un corpo baciato dalla luna. L’erba aveva un buon profumo e tutti gli insetti si erano tenuti lontani. Lui aveva pensato a tutte le tragedie che stavano accadendo in quel momento nel mondo ma anche a tutte le cose belle, a tutti i bambini che nascevano ed alle coppie che si baciavano e agli anziani che erano riusciti ad invecchiare insieme. Ci dovevano essere delle bolle di grazia vaganti che a volte si posavano su questa o quella persona, proteggendola dal mondo e permettendo dei momenti perfetti, perfetti come il sorriso di lei mentre i loro nasi si sfioravano, come il picco di una melodia promettente, l’assolo limpido di una voce cristallina.
<< Resta qui >> le dice, perché vuole vedere quel sorriso ancora una volta, perché sei mesi sembrano un tempo così lungo da liquidare con una stretta di spalle ma in realtà sono un attimo fuggente, perché lei gli ha detto << a volte non ha senso avere rimpianti, ci sono cose che non tornano mai, e allora invece che rimpiangerle dovremmo ricordarne il calore >> mentre gli teneva la mano e viaggiavano su un treno immersi nella campagna e nel sole.
E così lei sorride come ha sempre sorriso, con quel sorriso che è così bello perché non si lascia spaventare dalla necessità del rimpianto. Sorride come ha sempre sorriso e gli parla con quell’accento buffo che non potrà mai più sentire imitare, perché c’è una parte irrazionale degli esseri umani che nel rimpianto costruisce roseti.
<< Resta qui >> lui le dice, e lei sorride.
 Ma non per sempre, dice nel sorriso; mai per sempre.