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Scontrini

R.I.P.

di Daniele Massi

Un po’ informatico, un po’ giornalista, un po’ bibliotecario, un po’ lettore, un po’ scrittore. Daniele Massi: di tutto un po’.

Di promotrici imbellettate tra bancali allineati di colombe in promozione, non mi curo. Gli occhi fissi alla lista sgualcita indugiano su prodotti anti-crisi, anti-cancro, anti e basta. All’ortofrutticolo c’è chi pulisce di soppiatto l’insalata, furtivo come il più ridicolo dei Lupin. Funesto epilogo di una crisi più morale che finanziaria. La coda dell’occhio vigila sul tabellone a led della macelleria, che indica 79. “Meno due”, dice il tagliandino triangolare. La signora al banco, corpulenta e malinconica, mi fa partecipe dei suoi guai senili: “Vorrei trascorrere ciò che mi resta coi nipotini, mi mancano”. “Che lo faccia” penso, ma accenno un sorriso. L’altoparlante traduce in parole il pianto di un bimbo che ha perso la mamma. Non empatizzo, la troveranno. La nuova frontiera della trasgressione sta tutta nel bollone 30%, eletto a furor di socio “Redentore Indiscusso del Portafoglio”, alias R.I.P. “Le piace molto” arguisce una giovine notando il grosso trancio di parmigiano che tengo in mano. “Non so, ma risparmio 7 euro” replico con fare appena saccente. Lungi da me figlia di Facebook, testa di paglia uniformata su standard intellettuali pleistocenici. Sciò! Inauguro malvolentieri il cestone della raccolta solidale con il tonno 3x2 dopo che la voce robotica della cassiera touch ha letto ZERO alla voce “saldo Bancomat”. I tacchi delle scarpe buone riecheggiano in galleria: spesa finita, si torna alla vita. Senza nessuno a cui mancare, lontano da tutti per non soffrire.