Leggi la prefazione completa di Niva Lorenzini e le introduzioni alle Sezioni del Premio

Prefazione : Apocalisse in blog e pop di Niva Lorenzini

Stendendo la prefazione ai testi selezionati lo scorso anno per Coop for Words, Salvatore Jemma notava che di edizione in edizione il concorso contribuiva a formare un tipo di scrittura dalle caratteristiche precise. “Scritture spezzate, frantumate” gli pareva che prevalessero, articolate nelle sezioni Storie brevi, Poesia, Post-it, Racconti dello scontrino, Fumetto. La sua lettura si potrebbe estendere a molte opere in concorso in questa undicesima edizione, che cade nel
2013. Stanno celebrandosi, in questi mesi, le nozze d’oro tra il Gruppo ’63 e i suoi testimoni nel tempo: una coincidenza del tutto casuale, ma non la cito ora a caso. L’interferenza di linguaggi, il multistilismo, la fusione tra registro alto e basso, il frantumarsi del narrato, il sabotaggio del letterario, la riduzione dell’io, la convergenza di esperienze di scrittura, musica, cinema, arti visive, ne segnavano gli aspetti prevalenti, che sembrano in buona parte convergere anche
nella tipologia di scrittura selezionata quest’anno (Racconti dello scontrino, Poesia, Fumetto, e le new entry Soggetto per cinema e Canzoni d’autore). Ma molto, se non tutto, è mutato, tra l’oggi della precarietà e quell’ieri che esibiva l’alienazione prodotta da una industrializzazione di massa, che modificava nel profondo il tessuto sociale coi traumi dell’espropriazione di sé, dell’inappartenenza, ma anche con l’apertura a pratiche che sprovincializzavano la cultura italiana. Ora siamo qui, tra forzature coatte di un presente che della vita ha perso le istruzioni per l’uso, nel tempo sconnesso e complesso, frenetico e bloccato, che impone continue revisioni di ogni parametro di riferimento. Perché il paesaggio ha definitivamente smarrito le frontiere tra naturale e artificiale, e si assottigliano sempre più i confini percettivi tra corporeo e cibernetico, interno ed esterno, superficie e profondità, mentre la quotidianità, trasferita su web, vieneraccontata su “tastiere stanche”, con un linguaggio cifrato e oggettivato, da Apocalisse in blog e pop (“un po’ siamo cinici amore, un po’ siamo unici ma mai profondi”, si gorgheggia da un trapezio sospeso sull’abisso). E però proprio a questo punto scatta la sorpresa. L’ironia, magari amara, di chi sa che se la fortuna sorride lo fa “con la carie in mezzo ai denti”, sostituisce la denuncia urlata; l’impassibilità – coatta, sì, ma creativa – prende il posto dello sconforto; la leggerezza, che la precarietà vorrebbe tenere ai margini, si afferma con sciolta eleganza, tra testo e testo. A me pare che tutte le sezioni delle Mele di Eva confermino che c’è un limite alla privazione di speranza, alla cancellazione di futuro, e che la forza di adattamento della specie-uomo non comporta, nelle giovani generazioni, né remissività né ebetudine. Perché si possono inventare, all’occorrenza, “mondi paralleli” – quello della fantascienza o del fantastico, o
semplicemente della mente, del pensiero, dell’emozione – per evitare “che il cuore si raggeli”. Capita così nei racconti dello scontrino, che mettono a frutto il breve spazio consentito per dare avvio allo scardinarsi di ogni limite spazio-temporale, di miscidare realtà e finzione, trasformare un “qui” perimetrato dai margini dei foglietti di registrazione di cassa in un altrove di possibilità che fanno margine alla solitudine. O nelle poesie che sconfinano nel ritmo di prosa, tra parole che attraversano la consequenzialità dei perbenismi logico-sintattici provando a ridarsi intere e autentiche, al di là della perdita di contatto e dello sbriciolarsi del senso. Fra buchi e fratture si annienta senza proclami un ego dai “petali abrasi”, per proiettare all’esterno emozioni e percezioni anestetizzate (“Provo ad asciugare dal maltempo / gli occhi inumiditi della camera”). Ma quando scatta la denuncia è corrosiva, sarcastica, senza mediazione, e il “canto giovane” cinico e apocalittico, irridente e libero raggiunge punte di straordinaria intensità disseminate un po’ in tutte le sezioni, che si corrispondono pur nella diversità di stili e nella varietà di approcci. “Sarà che il nulla di ’sti tempi, se avverte un vuoto accanto a sé gli sembra che ciò gli appartenga e non lo vuole perdere”. E così si ricomincia, puntando sul partire più che sull’arrivare, e si creano percorsi in cui ognuno può decidere se smarrirsi o ritrovarsi: e di ’sti tempi, non è proprio poco.


Presentazione della sezione Canzone d'autore: Il mio canto giovane di Claudio Lolli

 
Richiesto di un breve commento sui testi di questi giovani (destinati in teoria ad essere musicati, se non lo sono già) mi pare che la cosa più interessante sia non tanto quella di evidenziarne, o negarne, le qualità letterarie, le capacità di versificazione, l’originalità linguistica, quanto quella di fare una  ricognizione, ( sociologica?) degli argomenti, delle situazioni proposte, delle prospettive che emrgono. Insomma, questo “canto giovane”, che cosa vorrebbe far risuonare nel nostro mondo? Andare a cercare quindi non tanto la “ confezione” dei testi quanto le “urgenze” che possono suggerire negli autori. Ho trovato molte risposte, non tutte congruenti né confluenti, ma che possono dare forse un minimo di identità a questa generazione. Ve le elenco con lo stesso disordine con cui le ho raccolte.
Non manca, ed è per me consolante, un riferimento delicatamente nostalgico alla generazioni dei padri, un affetto non disprezzato ma anzi quasi rimpianto, con un senso della Storia , o del tempo che passa, che appare a volte di lancinante tenerezza. Trovarsi nell’oggi avendo coscienza dell’ieri e non sapere come fare a mettere insieme questi due pezzi di un puzzle impazzito.
E’ presente la città, il suo asfalto, la pioggia che lo bagna, senza nessuna deriva ecologista e ideologica, ma come testimonianza di una vita che si cerca di vivere fino in fondo, nella reltà in cui ci si trova, anche qui senza nessuna pregiudiziale. D’altra parte, in alcuni testi, c’è anche il riferimento alla natura, come si dice troppo spesso oggi “incontaminata” , a testimonianza di una generazione come l’asino di Buridano tra l’apprezzamento della modernità, la sua musica, il suo blues, articolata e contraddittoria ed il rimpianro di un mondo che non c’è più. Vi ricordo che l’asino di Buridano, troppo indeciso su due pasti, morì di fame.
Poi c’è naturalmente l’amore. Spesso da un punto di vista femminile ironico e consapevole, che nulla lascia, mi pare, al sentimentalismo ed alle lacrime e molto  invece affida alla combattività, da cui non è esente, per fortuna, la disillusione e la malinconia.
Insomma, questo canto giovane quali sirene ascolta? Mi pare che ne esca una richiesta di vita, di vita autentica e soddisfacente che non esclude né la storia e la memoria, né la modernità né l’elegia, né l’amore, per quanto complicato possa essere. Insomma, quella vita che tutti, credo, sognamo e vorremmo cantare. Anche chi non è più così giovane.



Introduzione Sezione I racconti dello scontrino: Una splendida decadenza post moderna di Paolo Roversi

Il supermercato non Ë solo un posto dove si fa la spesa. » un luogo dove ci si innamora, dove ci si scontra, dove si fanno delle scoperte. Dove la vita si cristallizza o prende ritmo, dove si va di fretta o si rallenta, dove si Ë felici o si rosica. Dove si fanno i conti: economici, con se stessi, col destino. Dove si collezionano ossessioni e scontrini. Non solo quelli fiscali ma, soprattutto, quelli scritti dai tantissimi autori che hanno partecipato a questo concorso e che hanno raccontato come loro vedono questo mondo. Un universo sempre in bilico fra carrelli e reparti, corsie e casse, luci al neon e code, solitudini e moltitudini, fretta e parcheggi o, pi˘ prosaicamente, su come  scegliere un certo prodotto. CosÏ Ë successo a noi: siamo stati chiamati a scegliere. Biologico o no? Di marca o sconosciuto? Caro o a buon mercato?
Nel valutare gli elaborati abbiamo preso in considerazione l'originalit‡, il punto di vista insolito dell'autore, la qualit‡ della scrittura. Quello che cercavo io, da lettore curioso, era una fotografia da ammirare. Lo scatto perfetto ed esaustivo di un istante della vita di un uomo o di una donna mentre spingono un carrello della spesa: una splendida decadenza post moderna.
Ne Ë uscito un album con dieci istantanee che potete sfogliare e leggere, magari, proprio mentre state in coda per lo scontrino.

 

Introduzione Sezione Cinema "Guardare lo spreco" dI Bottega Finzioni

Ciò che non siamo in grado di cambiare,dobbiamo almeno descriverlo. Rainer Werner Fassbinder


Il cinema è certamente una cosa che si fa e che si guarda, ma prima di tutto è una cosa che si scrive, e la prima cosa che si scrive è il cosiddetto soggetto: un testo piuttosto breve che dovrebbe contenere il cuore della storia, ovvero il motivo,l’emozione e il senso per cui ci si mette a fare il film. Scrivere storie non è facile, scrivere soggetti lo è ancor meno. Perché non si tratta solo di saper raccontare una storia lunga in poche righe, ma si tratta, appunto, di saper individuare quel motivo, quell’emozione e quel senso. Perché saranno la bussola per chi deve fare tutti gli altri passaggi fino ad arrivare al film sullo schermo, fino ad arrivare a muovere l’emozione delle persone.
Quindi, quando si scrivono dei soggetti, si sta dando una direzione e al tempo stesso uno strumento per raggiungere un luogo dell’anima. In questo primo concorso di Coop for Words per soggetti cinematografici, abbiamo toccato con mano la difficoltà dello scrivere per il cinema. Se tutti nella loro vita - prima o poi - una poesia o un racconto lo scrivono, questo non vale per i soggetti cinematografici. È normale che sia così, perché oltre a essere racconto, il testo che si scrive dev’essere anche la prima tappa di un mestiere, di un qualcosa che altre persone devono realizzare. E questa cosa è certamente un’esperienza meno comune rispetto allo scrivere per sé. Probabilmente per questo motivo, tra tutti testi arrivati abbiamo trovato solamente cinque di essi che potevano rientrare nella categoria dei soggetti per il cinema. Cinque storie, cinque emozioni e cinque modi di mostrare lo spreco alimentare. Eccoli, buona visione.
Motivazioni
Il soggetto presentato da Giorgia Baracco, intitolato Le mele di Eva sfrutta il mezzo della trasformazione socialeorzata. L’autrice introduce l’ipotesi di una catarsi in chiave ambientalista giocata su un “locale” capace di estendersi   fino alle problematiche del mondo attorno.
Anna Tasinato, in Estinzione, si concentra prevalentemente sulla possibilità di ribellione nei confronti di un’incalzante alienazione causata dall’ipertrofia di rifiuti, introiettando le dinamiche di una rivendicazione del ruolo di individui liberi in relazione antitetica con un paesaggio devastato e morente. Salvatore Pireddu sente fortemente il grido d’aiuto lanciato dal cibo. In Buccia risuona tutto il disagio di una fame antica e di una necessità di giustizia capace di sfociare anche nella beffa e nella vendetta.
Un cielo nuovo di Davide Palamin traccia le coordinate di una fantascientifica corsa contro una violenza organizzata sulla gestione del rifiuto. La trama è un inno alla voglia di vivere e di emergere dall’oscurità dei container stipati di vite dissidenti.
Nella storia di Giacomo Marcheselli, Avanzi, il protagonista, Yussuf, medita inconsciamente la paura della fame. Nella sua mente traumatizzata, una presenza inquietante e pericolosa assume le sembianze del giovane per generare vendetta contro coloro che sprecano gli alimenti.
 

Introduzione alla sezione Poesia: Riflessioni di Gianmario Villalta e Lello Voce 

Dopo un’attenta lettura individuale delle numerose opere pervenute, una fitta discussione preliminare sulla generalità delle proposte ha portato ad alcune riflessioni qui di seguito esposte.
La partecipazione è stata nella maggior parte dei casi dettatada una risposta immediata, da un impulso, dove la creatività chiamata in causa rileva, in negativo, la scarsa confidenza con la poesia, a parte moduli scolastici primo novecenteschi, mentre invece in positivo è possibile sottolineare l’idea che la poesia possa parlare della vita, dell’esperienza, della quotidianità.        Le prove meno convincenti in assoluto apparivano, infatti, quelle che, a una vaga idea scolastica dell’aspetto formale del testo, aggiungevano la ricerca di grandi temi o di sforzi inadeguati verso l’assoluto. Non sono mancati, però, esempi di discreta formazione poetica, in cui una certa originalità espressiva ha potuto prendere voce, grazie a una coscienza creativa e comunicativache ha preso atto della svolta del secolo. Nella scelta finale abbiamo pensato di privilegiare proprio queste voci, pure riconoscendo accenti di verità e di originalità anche in altri componimenti: dove abbiamo registrato (o intuito) una voce poetica in formazione, non ignara di quello che nella poesia oggi accade, con qualche elemento di apertura espressiva (indovinando, privi dell’anagrafe del partecipante), abbiamo cercato di immaginare una realtà in divenire, qualche cosa di attento all’oggi e, allo stesso tempo,
proiettato verso un orizzonte più ampio. Il processo che ha portato alla Classifica finale, dal numero  uno al numero dieci, è stato in il frutto di successivi, serrati confronti, dove ognuno dei giudicanti ha cercato di  comprendere e accogliere le scelte dell’altro, con uno spirito di servizio nei confronti della Poesia, piuttosto che di difesa delle proprie posizioni critiche e di poetica. Il risultato finale vede ai primi posti dei componimenti poetici che, oltre ad essere leggibili e a comunicare un modo particolare di “stare al mondo”, mostrano anche un buon equilibrio e una discreta solidità nella struttura prosodicoversuale. 

 

Introduzione alla Sezione Fumetto: Varietà e approcci di Andrea Plazzi


La varietà di stili e approcci al fumetto fotografata da tutte le edizioni di Coop for Words è uno dei tratti di questa iniziativa ormai tradizionali, artisticamente significativi e certamente gratificanti per i giurati. Racconto surreale, rêverie, meditazione esistenziale, ricordo infantile; ma anche fantascienza e Fantasy, cronaca quotidiana, autobiografismo e fumetto di realtà o giornalistico tout court: con tutti i limiti delle etichette di comodo, sono alcuni dei generi e dei registri frequentati dai soli finalisti del 2013, il che ben suggerisce la ricchezza del panorama dell’edizione di quest’anno. Questi fumettisti (a cui andrebbe stretto il consueto e paternalistico “in erba”, che non useremo) hanno lavorato liberi dai tempi e dai vincoli editoriali del fumetto a grande diffusione, che li ha intrattenuti e divertiti nei loro anni formativi, e anche dallo scrupolo autoriale di coniugare ricerca espressiva ed eccellenza artistica, che forse coglierà a breve alcuni di loro: la fantasia e l’autonomia che hanno dimostrato nella scelta dei temi e degli stili, e naturalmente la felicità dei risultati, dovrebbe dare da pensare a chi lamenta la crisi da mancato rinnovamento di un fumetto ufficiale che ripete e ripropone formule e soluzioni già note a urgenze e problemi nuovi. Che i primi due classificati parlino di crisi, revisione della scala dei valori, modelli alternativi di sviluppo e
microcredito è solo la riprova della vivacità comunicativa e della freschezza con cui il medium fumetto partecipa di uno spirito dei tempi complesso, problematico, contraddittorio e appassionatamente vissuto dai suoi autori.